Archivio per ‘Disagio emotivo’

Le attività per i disagi emotivi

giovedì, agosto 13th, 2009

Per le  diverse condizioni di  disagio emotivo  espresse attraverso depressioni, stati d’ansia, disturbi ossessivo-compulsivo, discontrollo degli impulsi, etc.

La Onlus intende offrire strumenti di aiuto, all’individuo , alla famiglia attraverso le seguenti attività:

1)      Valutazione psicologico-psichiatrica.

2)      Trattamento individuali  e familiari, se necessaria, psicofarmacologica.

3)      Attività di counseling e:

 

  • sostegno alla cure genitoriali nelle diverse fasi evolutive del bambino
  • sostegno a persone o  ad eventuali parenti che si occupano dei bambini in assenza o  in supporto  ai   genitori
  • consulenza  di coppia per gli adolescenti/ adulti 

4)     Interventi fuori sede :

 

  •     supporto psicologico  domiciliare
  •     raccordo con la  scuola 
  •      lavoro di rete con professionisti di altri servizi

Non ci sono “sculacciate buone”!

sabato, luglio 5th, 2008

di Alice Miller

 

Perché le sculacciate, gli schiaffi ed anche percosse apparentemente innocue come gli schiaffi sulle mani d’un bambino sono pericolosi?

1. Gli insegnano la violenza, con l’esempio che ne danno.

2. Distruggono la certezza infallibile d’essere amato, cosa di cui il bambino ha bisogno.

3. Creano un’angoscia: quella dell’attesa delle prossime percosse.

4. Sono portatrici d’una menzogna: pretendono di essere educative quando in realtà servono ai genitori per sfogare la loro rabbia, perché essi picchiano i loro bambini perché sono stati essi stessi picchiati nella loro infanzia.

5. Incitano alla rabbia e ad un desiderio di vendetta che non verranno espressi nell’infanzia ma si  esprimeranno nell’età adulta.

6. Predispongono il bambino ad accettare argomentazioni illogiche (“io ti faccio male per il tuo bene”) e le imprimono nel suo corpo.

7. Distruggono la sensibilità e la compassione verso gli altri e verso sé e limitano così le capacità di conoscenza.

 

Che cosa impara il bambino dalle sculacciate e dalle altre percosse?

1. Che il bambino non merita il rispetto.

2. Che si può apprendere il bene attraverso una punizione (e questo è falso, in verità insegniamo al bambino solo il desiderio di punire).

3. Che non bisogna sentire la sofferenza, che è necessario ignorarla, e questo è pericoloso per il sistema immunitario.

4. Che la violenza fa parte dell’amore (lezione che incita alla perversione).

5. Che la negazione delle emozioni è salubre (ma è il corpo che paga il prezzo per quest’errore, spesso molto più tardi nella vita)

6. Che non bisogna difendersi prima dell’età adulta.

 

E’ il corpo che conserva la memoria di tutte le tracce nocive delle supposte “buone sculacciate”.

 

Come scarichiamo la rabbia inascoltata?

 

Durante l’infanzia e l’adolescenza:

1. Perseguitando i più deboli.

2. Aggredendo i propri amici e compagni.

3. Umiliando le ragazze.

4. Attaccando gli insegnanti.

5. Vivendo le emozioni vietate dinanzi alla televisione o attraverso i videogiochi, identificandosi con eroi violenti. (I bambini non picchiati dimostrano meno interesse per gli spettacoli violenti e crudeli e non produrranno film atroci, una volta diventati adulti).

 

Nell’età adulta:

1. Si perpetuano le percosse, apparentemente come un mezzo educativo efficace, senza rendersi conto che in verità ci si vendica della propria sofferenza sulla generazione successiva.

2. Ci si rifiuta (o non si è capaci) di comprendere le relazioni tra la violenza subita precedentemente e quella ripetuta attivamente oggi. Si conserva così l’ignoranza della società.

3. Ci si impegna in attività violente.

4. Ci si lascia influenzare facilmente dai discorsi politici che ci indicano capri espiatori alla violenza che abbiamo interiorizzato e di cui ci possiamo finalmente sbarazzare senza essere puniti: razze “impure”, etnie da “ripulire”, minoranze sociali disprezzate.

5. Perchè chi ha obbedito alla violenza da bambino, è pronto ad obbedire nuovamente a qualsiasi autorità che gli ricordi l’autorita dei genitori, come i tedeschi hanno obbedito a Hitler, i russi a Stalin, i serbi a Milosevic.

 

Per contro, si può prendere coscienza della rimozione, provare a comprendere come la violenza si trasmette dai genitori ai bambini e smettere di picchiare i bambini indipendentemente dalla loro età. Si può farlo (molti vi sono riusciti) immediatamente quando hanno capito che le sole vere ragioni per dare “botte educative” si nascondono nella storia rimossa dei genitori.

 

 


(centro studi Hansel e Gretel-Torino) www.cshg.it.

www.alice-miller.com 

 

Informazioni per i genitori

sabato, luglio 5th, 2008

Da parte di Alice Miller, Ph.D.

 

Lo stesso re Salomone, che era conosciuto come un saggio, era persuaso che chi non picchia i suoi figli non li ama. Da millenni i genitori picchiavano i loro bambini perchè pensavano che questo tipo di educazione fosse adeguato per far crescere persone responsabili ed attente.

Ma, da alcuni anni, sappiamo con certezza che questi genitori avevano torto, e che ogni punizione corporale, per quanto “lieve” possa essere, ha soltanto degli effetti negativi. Il bambino apprenderà forse ad obbedire, ma a lungo termine, questo trattamento lo renderà aggressivo, dipendente, violento, suicida o fisicamente malato, a meno che un “testimone soccorrevole” non aiuti il bambino e impedisca così le più gravi conseguenze.

Disponiamo attualmente di numerosi studi, riscontrabili anche nei master di aggiornamento universitari, che confermano questa relazione. Non esistono percosse “lievi” o “innocenti”, qualsiasi violenza significa sempre un’umiliazione, un abuso di potere, e ferisce profondamente il bambino rifiutandogli il rispetto della sua dignità. Per questo auspichiamo che sia presto vietato picchiare un bambino, almeno nel centinaio di paesi che hanno firmato la convenzione per il rispetto dei diritti dell’infanzia.

Numerosi sono coloro che hanno difficoltà ad accettare ciò. Essi stessi picchiati quando erano bambini, pensano che questo sia normale ed utile. Come lo credevano precedentemente i loro genitori. Ma, i nostri genitori lo credevano perchè erano stati educati così. Non potevano sapere, quali conseguenze il loro comportamento avrebbe avuto più tardi, e molti di loro agivano in buona fede. Quanto ai genitori d’oggi, devono essere informati in modo dettagliato sulle scoperte di questi ultimi anni allo scopo di evitare di rendersi colpevoli per semplice ignoranza.

Qualsiasi conducente d’un autoveicolo deve imperativamente conoscere il codice stradale, altrimenti causerebbe involontariamente la morte altrui. I genitori devono loro così imperativamente sapere che scuotendo il loro bambino ad esempio, possono causare in lui lesioni cerebrali irreversibili. Allo scopo di evitare che compiano tali atti per semplice ignoranza, consegniamo  loro questa nota informativa. Numerosi sono i genitori che vogliono amare i loro bambini, e questi genitori hanno il diritto di essere informati tempestivamente.

 


(centro studi Hansel e Gretel-Torino) www.cshg.it.

 

© Alice Miller

Alice Miller

www.alice-miller.com 

La depressione post-partum

mercoledì, febbraio 13th, 2008

La depressione post-partum non è solo una esperienza dolorosa e talvolta devastante per la donna e le relazioni familiari ma è soprattutto una esperienza precoce di rischio evolutivo per il bambino. La prevenzione del disagio infanto-adolescenziale è il precursore di una buona salute nel corso della vita dell’

individuo e dare la consulenza ai genitori nel corso della gravidanza e nel periodo successivo alla nascita è un impegno doveroso sociale,umano e clinico,ed è tra gli obbiettivi della onlus .

Il Centro Clinico di Roma ,via Gregorio VII può offrire consulenza clinica alle coppie, ai genitori e ai bambini con possibilità progetti diagnostici e terapeutici.

A cura di Francesco Montecchi Neuropsichiatria, psicologo-analista ; tel.0639376484 montecchif@lacuradelgirasole.it

Conflittualità genitoriale e disagio dei figli

lunedì, gennaio 28th, 2008

Genitori reali e immagini genitoriali interne 

Fin dalla antichità l’organizzazione familiare ha permesso agli individui di avere una struttura sociale che garantisse la loro esistenza. Nonostante esistano vari modelli di famiglia, l’esperienza di avere dei genitori che provvedono allo sviluppo dei figli è un’esperienza comune alla maggior parte delle culture, un’esperienza radicata negli strati più profondi della psiche, che costituisce un modello organizzativo.

Le immagini genitoriali interne fanno parte della costruzione strutturale psichica di ogni individuo ed assumono importanti funzioni di guida nella conservazione dell’equilibrio psico-sociale. Nel corso della propria vita i bambini non hanno bisogno dei genitori solo per essere accuditi nelle loro necessità concrete, ma hanno la necessità di stabilire un solido rapporto con entrambi i genitori in grado di attivare i modelli interni del padre e della madre che, presenti come predisposizione interna, sono innescati dal rapporto reale. L’attivazione di questi modelli genitoriali interni, definiti da Jung (1935-54) “archetipi” è inoltre strettamente connessa ai modelli di maschile e femminile, plasmando il modo in cui il bambino vivrà le future relazioni affettive

 

  Tanto i futuri rapporti sociali, quanto la futura realizzazione del proprio ruolo di madre o di padre sono strettamente connessi al rapporto con i genitori reali e con i modelli interni che essi hanno attivato, sono,pertanto, determinanti per la costruzione del mondo interno del figlio.L’alterazione e l’interruzione di questo processo può determinare delle carenze nell’assunzione della propria funzione sociale e genitoriale.

 

Questi considerazioni teoriche ci aiutano a comprendere quanto sia essenziale per lo sviluppo del bambino poter mantenere il rapporto con entrambi i genitori

 

La Sindrome da Alienazione Parentale(SAP) o Mobbing familiare

 

Consiste in manovre attuate con successo dal genitore affidatario per alienare il figlio dal genitore non residente., il bambino dopo essere stato sottoposto ad un efficace condizionamento:è “dominato dall’idea di denigrare e disapprovare uno dei  genitori in modo ingiustificato e/o esagerato” (Gardner, 1989) e ne rifiuta la frequentazione

 

La SAP è una delle forme di abuso cui si sta recentemente prestando attenzione ,è una violenza psicologica a  cui sono sottoposti i figli di genitori, la cui relazione di coppia sia estremamente conflittuale, un fenomeno che coinvolge un numero molto ampio di bambini.

In queste separazioni accade frequentemente che un genitore presenti l’altro come una persona cattiva, pericolosa, equivoca, disturbata, valutazioni ostentate davanti al bambino, costringendolo a scegliere e schierarsi dalla parte di un genitore, rifiutando contemporaneamente l’altro, una scelta che porta alla perdita affettiva di genitore e che viene vissuta dal bambino come un lutto da lui stesso causato

  Costretto a fare affermazioni in cui parla in termini esclusivamente positivi di un genitore o totalmente negativi dell’altro, il bambino non attacca solo il genitore reale, ma anche la corrispondente immagine interna. Il genitore che favorisce questi atteggiamenti scissi, non si rende conto del proprio potenziale danneggiante, né comprende che quando il figlio si accorgerà di essere usato, la sua fiducia nel genitore ne sarà danneggiata e con essa anche l’immagine interna. In tal modo il vissuto di perdita e di danneggiamento, riguarderà le immagini interne di entrambi i genitori.

  Quando un bambino è costretto a negare e a rinunciare a uno dei due genitori, non rinuncia solo alla persona fisicamente percepibile, ma anche all’attivazione dell’immagine interna corrispondente a quella persona. La distruzione dell’immagine di un genitore si correla poi al danneggiamento dell’immagine dell’altro genitore.

La distruzione delle immagini genitoriali determina importanti effetti negativi sulla personalità del bambino. L’esperienza clinica mostra come l’esclusione del genitore, la svalutazione del genitore allontanato, la continua messa in dubbio della fedeltà del bambino sono situazioni che, protratte nel tempo, portano allo sviluppo di numerose psicopatologie infantili. Per non essere sopraffatto dall’angoscia, il bambino utilizza spesso meccanismi difensivi di scissione e negazione, responsabili nei casi più gravi di strutturazioni psicotiche. I vissuti di perdita e lutto e le angosce abbandoniche orientano invece la personalità verso forme depressive.

Quando poi il bambino è spinto a rinunciare all’incontro con il genitore non affidatario, spesso il padre, ciò non è dovuto al timore o al rifiuto delle sue caratteristiche personali e del loro rapporto, ma alla percezione di non potersi appoggiare a lui e alla paura di perdere l’appoggio del genitore affidatario, percepito non come il migliore genitore, ma come il genitore più forte.

Il rifiuto-perdita di un genitore è percepito dal bambino come un abbandono, ai suoi occhi inoltre il genitore è colpevole di non esser sufficientemente forte da non farsi escludere. L’introiezione di un vissuto di abbandono attiva poi l’ansia e il timore di essere abbandonato anche dall’altro genitore. Si innesca in tal modo una catena che porta ad una difficoltà o incapacità a stabilire rapporti affettivamente importanti per il timore di essere sempre abbandonati.

 

La nostra esperienza ci porta ad affermare che, salvaguardate le esigenze di protezione del bambino, risulta meno dannoso il confronto con un genitore reale, che ne permetta di metterne a fuoco ed elaborarne gli aspetti positivi e negativi, piuttosto che l’eliminazione di una figura essenziale allo sviluppo. Di fronte a un genitore assente o poco conosciuto, il bambino invece di confrontarsi con i limiti del genitore, provando a integrarne le caratteristiche, può reagire demonizzandolo e rifiutandolo, o, al contrario, idealizzandolo. In ogni caso la sua immagine genitoriale rimarrà scissa e il bambino non potrà utilizzare il rapporto con il genitore per modificare l’attivazione unilaterale dell’aspetto positivo o negativo dell’archetipo materno o paterno. 

Un ulteriore problema, che emerge nelle separazioni conflittuali, è quello degli abusi sessuali. Recentemente si sta assistendo a un incremento delle accuse di abusi sessuali compiuti dal padre o dal nuovo partner della madre, oppure all’accusa di far assistere il bambino ai rapporti sessuali tra un genitore e il suo, o i suoi partner. Queste accuse a volte hanno un fondamento di verità, a volte però sono la proiezione e l’attribuzione all’altro coniuge di proprie fantasie o paure, percepite come reali, altre volte sono invece una accusa consapevolmente espressa, anche se non vera, utilizzata per colpire, aggredire e danneggiare l’ex marito e in qualche raro caso la ex moglie. Il bambino/a, specie se di età prescolare, subisce le descrizioni del genitore accusante, vi si identifica, assumendole, come vere. In questi casi anche se non c’è stato un vero e proprio abuso sessuale, viene comunque operata una violenza psicologica.

 

  La sofferenza o i veri e propri sintomi che il bambino manifesta quando deve separarsi da un genitore, o quando torna a casa, dopo la frequentazione dell’altro genitore, possono essere riletti in modo distorto. Ad esempio, possono essere considerati un segnale che il bambino vuole rimanere con il genitore da cui si distacca (considerazione buona), o come la chiara dimostrazione che il figlio non vuole andare dall’altro genitore (considerazione cattiva); il disagio del bambino può anche essere letto come il segno di quanto sia nociva la frequentazione dell’altro genitore. In questi casi i genitori non si rendono conto che il disagio e i sintomi del bambino esprimono i sentimenti penosi che questi sperimenta quando, trovandosi al centro del conflitto dei genitori, si sente devastato dal senso di colpa di star bene con un genitore e dal timore che questo suo affetto e attaccamento offendano l’altro genitore.

 

  L’iter processuale collude con le tendenze della coppia a relazionarsi in termini di giusto/ingiusto, bravo/inefficiente, vittima/carnefice; che spesso inasprisce il conflitto, innescando una escalation, in cui entrambi i genitori preferiscono illudersi di fare il bene del figlio attraverso il raggiungimento della vittoria legale, piuttosto che aiutarlo in termini medici e psicologici. Un intervento terapeutico che porti a un cambiamento del figlio li costringerebbe invece a rinunciare al suo uso e al suo possesso, e li solleciterebbe a guardarsi dentro e a chiedersi cosa sottende certe ostinate iniziative fatte in nome del bene dei figli.

Va quindi incoraggiata, anche negli ambienti legali e giudiziari, una cultura che promuova l’utilizzazione della consulenza psicologica per il disagio dei figli e delle coppie in conflitto. L’obiettivo di queste consulenze è definire e valorizzare “lo spazio dei figli”, aiutando i genitori a rileggere il loro conflitto in termini di disagio psichico, disinvestendo le energie dalla battaglia legale e utilizzandole per gestire la separazione in modo da non danneggiare i figli.

* proporre un approccio teso sia alla protezione dei bambini e alla difesa delle immagini genitoriali interne e della famiglia interna, sia al recupero della genitorialità, al fine di favorire uno sviluppo psico-affettivo del bambino, per quanto possibile, sufficientemente adeguato;

* intervenire sulla famiglia reale e sulle potenzialità del nucleo familiare, qualora siano presenti nella famiglia delle risorse trasformative.

 

Il contributo della “Cura del Girasole- Onlus

 

Il Centro Clinico di Roma ,via Gregorio VII può offrire consulenza clinica ai genitori e ai bambini con possibilità progetti terapeutici ai bambini e famiglie

 

 Accoglienza telefonica psicologica tel. 06-39911284  Segreteria tel. 06-6381992 onlus@lacuradelgirasole.it

 

A cura di Francesco Montecchi

Neuropsichiatria, psicologo-analista

tel.0639376484

mail montecchif@lacuradelgirasole.it 

Tratto dal libro di F.Montecchi:

Dal bambino minaccioso al bambino minacciato.Gli abusi sui bambini e la violenza: prevenzione, rilevamento e trattamento ” – Franco Angeli Editore

Il disagio emotivo

sabato, dicembre 22nd, 2007

 

Per le  diverse condizioni di  disagio emotivo  espresse attraverso depressioni, stati d’ansia, disturbi ossessivo-compulsivo, discontrollo degli impulsi, etc.

La Onlus intende offrire strumenti di aiuto, all’individuo , alla famiglia attraverso le seguenti attività:

1)      Valutazione psicologico-psichiatrica.

2)      Trattamento individuali  e familiari, se necessaria, psicofarmacologica.

3)      Attività di counseling e:

 

  • sostegno alla cure genitoriali nelle diverse fasi evolutive del bambino
  • sostegno a persone o  ad eventuali parenti che si occupano dei bambini in assenza o  in supporto  ai   genitori
  • consulenza  di coppia per gli adolescenti/ adulti 

4)     Interventi fuori sede :

 

  •     supporto psicologico  domiciliare
  •     raccordo con la  scuola 
  •      lavoro di rete con professionisti di altri servizi