Disturbi del Comportamento Alimentare [D.C.A.](anoresia e bulimia)

 I disturbi del comportamento alimentare esprimono in modo diverso un disagio emotivo grave.

E’ importante sapere che:

• Non si è soli in questa sofferenza ma sono patologie  che colpiscono milioni di persone

• Si può guarire e ritrovare una buona qualità di vita, ma per far ciò si deve decidere di curarsi

• Quando la patologia ha un’insorgenza precoce e una durata significativa, il disagio emotivo e i danni sono più severi

• I genitori sono il fulcro del benessere e del malessere dei propri figli

• Per questa ragione sono una risorsa terapeutica fondamentale ed  è indispensabile prevedere anche una loro presa in carico all’interno  di un percorso di cura

• I familiari e gli amici non possono curare da soli  chi ne è affetto ma possono individuare dei luoghi di cura e indicarli con fermezza a chi ne ha bisogno.

• I Disturbi del Comportamento Alimentare non sono un capriccio, ma malattie psicologiche e non dell’alimentazione. 

• Ogni ritardo nell’affrontare un percorso terapeutico aggrava la malattia e provoca gravi danni fisici e psicologici

La Onlus ha gli strumenti professionali per offrire strumenti di aiuto, all’individuo , alla famiglia

- Protocolli diagnostici e terapeutici medico-psicologici integrati  nei D.C.A. -

Qualunque sia lo spazio in cui si opera, l’intervento è suddiviso in due fasi: la fase diagnostica e la fase terapeutica. L’accesso ad ogni fase viene effettuato solo con l’accettazione della paziente e della famiglia, attraverso una definizione di un contratto; quindi, queste due fasi, presuppongono, preliminarmente, un contratto diagnostico e un contratto terapeutico.

 1. Il progetto diagnostico

I Disturbi Alimentari Psicogeni sono  patologie psichiatriche che si manifestano attra­verso il coinvolgimento, a volte grave, del corpo e attraverso meccanismi psicopatologici che guidano il comportamento alimentare. La valutazione diagnostica deve tener conto sia

  • degli aspetti psicologici e psicopatologici, familiari e individuali, sia
  • degli aspetti somatici, attraverso cui la patologia si esprime.

Per quanto riguarda la diagnosi medica, il progetto che è stato elaborato e qui proposto,  prevede che ogni paziente venga sottoposta a

  • - valutazione internistica dello stato nutrizionale
  • - esami di laborato­rio e strumentali

mentre per quanto riguarda la diagnosi psicologico-psichiatrica si effettua

  • - una psicodia­gnosi familiare e individuale attraverso
  • - colloqui clinici e somministrazione di test

 Al termine dell’iter diagnostico, viene fatto con la/il paziente e con i suoi genitori un incontro in cui viene comunicato il risultato degli accertamenti diagnostici e viene proposto il trattamento.

 

2. Il progetto terapeutico

Prima di individuare il modello terapeutico più efficace vanno sottolineati alcuni punti:

• – una diagnosi errata o tardiva o un “mal-trattamento” orientano l’evoluzione verso la cronicizzazione, con i conseguenti danni fisici e i rischi di morte, o  verso psicopatologie consolidate quali depressioni, disturbi ossessivo-compulsivi, psicosi, mentre una diagnosi precoce e un tempestivo trattamento corretto hanno elevate possibilità di guarigione;

• – l’anoressia e la bulimia impegna alla cura contemporanea del danno corpo­reo, del disagio mentale e delle relazioni familiari primitiva­mente e/o secondariamente disfunzionali;

• – il trattamento richiede un lavoro multidi­sciplinare, integrato tra corporeo e mentale, tra biologico e psico­logico, tra professionisti dell’area medica e professionisti dell’area psicologico-psichiatrica. L’integrazione deve riguardare anche i diversi interventi medico-internistici e, soprattutto, le diverse teo­rie che sottendono tecniche psicoterapiche diverse (terapia della famiglia, sistemica o analitica, psicofarmacoterapia e psicoterapia analitica, individuale e/o di gruppo);

• – per prevenire i fallimenti dell’intervento,non è opportuno iniziare un progetto terapeutico se non si è fatto un “contratto” che comprenda, oltre alle psicoterapie, anche il moni­toraggio biologico e psichiatrico.

Nel corso del trattamento sono immancabili le ricadute fisiche e/o psicopatologiche

È auspicabile che questo modello di intervento integrato venga realizzato non solo dai professionisti che operano in strutture sanitarie pubbliche ma anche dal professionista privato.

Nell’intraprendere il trattamento , per evitare inutili e dan­nosi insuccessi, è necessario ricordare che queste pazienti fanno spesso il contrario di quello che avrebbero voglia e che gli si propone di fare. Malgrado questa difficoltà, come mostra l’esperienza cli­nica , qualsiasi tipo di intervento terapeutico deve attenersi a due principi:

• –  l’intervento medico deve solo accertare e correggere il danno biologico;

• – l’intervento psicologico non deve essere incentrato sull’alimen­ta­zione.

Offrendo il proprio aiuto alla paziente, è necessario sottolineare il ri­spetto delle sue scelte alimentari, definendo che il campo di lavoro sarà solo il disagio psicologico, il disagio nel rapporto con la famiglia, la correzione del danno biologico.A noi non deve interessare tanto il comportamento(alimentare) quanto che sia garantita buona salute e assetto emotivo sufficientemente sereno( spesso propongo la battuta”non importa se magra , ma sana e contenta”)

Fatta salva questa filosofia di fondo, la nostra esperienza clinica ha con­fermato il dato, ormai riconosciuto diffusamente dai professionisti che si oc­cupano correttamente dei disturbi alimentari, della maggiore efficacia di un trattamento combinato in cui confluiscano diverse forme di terapia.

L’intervento medico                      

diretto

  • solo alla correzione dei danni biologici più gravi e
  • >  al monitoraggio dello stato di salute deve
  • procedere in modo integrato con l’intervento psicologico-psichia­trico, per evitare di agire la scissione psicosomatica propria di queste patologie;
  • > non è indicato nessun intervento ormonale per la correzione dell’amenorrea(quando il corpo sarà più in pace con se stesso farà tornare le mestruazione ,a volte ,anche prima del recupero ponderale).

Intervento psicologico-psichiatrico:

• > Psico-farmaco-terapia ;

• > Psicoterapia individuale;

• > Terapia familiare;

• >Gruppi di psicodramma; di terapia occupazionale , ludica o di auto-aiuto

Nell’ambito dell’intervento psicologico-psichiatrico, si è riscontrata una maggiore efficacia nell’associazione di una psicoterapia individuale/di gruppo, una te­rapia familiare e un trattamento psicofarmacologico. Inoltre si stanno affian­cando a queste forme più  tradizionali di terapia, le te­rapie di gruppo, e in particolare lo psicodramma analitico

L’intervento psicofarmacologico serve invece ad allentare la possessione da parte di idee ossessive e a facili­tare il processo trasformativo.

Il vero, grande problema, oltre alle conseguenze fisiche, è costituito dalle conseguenze psichiche. Quando la patologia alimentare si riduce e sparisce in modo sintomatico, lascia, infatti, il posto a serie diffi­coltà psicologiche, quali depressioni, ossessioni, fobie e psicosi, se non si tiene conto dell’insieme della personalità

Rispondere al disagio  solo in termini alimentari, ad esempio con i controlli, le inchieste sulle quantità di cibo, le incitazioni, le prescri­zioni, le verifiche del peso eccessivamente ripetute, andrebbe a colludere e a rinforzare l’ideazione monotematica.

Nel proporre l’intervento te­rapeutico è necessario tenere presente che la patologia alimentare offre una garanzia di salvaguardia della propria identità. Poiché lo sforzo del clinico volto a guarirla dal sintomo alimentare viene sentito come una minaccia alla propria identità, il trattamento è possibile solo nel caso che l’offerta d’aiuto non venga sentita come una minaccia.

 

 1° Obiettivo (la cura dei sintomi):

• la cura del danno fisico attraverso l’intervento medico nutrizionale;

• la cura del comportamento alimentare, attraverso il trattamento della famiglia e il raccordo dello staff curante;

• la cura dei meccanismi mentali che ne sono alla base, attraverso la psico-farmaco-terapia.

Se si persegue solo il primo obbiettivo, si può assistere alla ripresa del­l’apporto alimentare, ma si rischia

• un viraggio, a breve, verso altri disturbi alimentari quali bulimia, abbuffate compulsive, anoressia cronica.

Solo pochissimi casi hanno un’evoluzione verso una completa guarigione (riferita sia al comportamento alimentare sia alla psico­patologia sottostante).

 2° Obiettivo:

• cura della struttura individuale, attraverso la psicoterapia anali­tica;

• cura delle relazioni familiari, attraverso la terapia della famiglia.

Per il raggiungimento di questi due obiettivi terapeutici, sono state indi­viduate, singolarmente o in combinazione tra loro, alcune possibilità.

3.Fare e non fare

Intervento medico:

Da fare:

• Prudente sostegno dietologico, successivo al raggiunto controllo degli aspetti psicopatologici. Dopo la fase caotica della patologia, il sostegno dietologico funge da elemento ordinatore e di conte­ni­mento. Un controllo dietologico troppo presente, frequente e ri­gido rischierebbe, però, di colludere con l’ideazione ossessiva in­centrata sul cibo, se ancora presente.

• Controllo periodico dello stato di nutrizione.

• Correzione esclusiva dei dati biologici alterati senza interferire nel com­portamento alimentare.

• Fisiochinesiterapia per curare e prevenire le complicazioni della denutrizione e dell’immobilità.

Da non fare:

• Incentrarsi sul problema alimentare;

• Ricorrere a qualunque forma di alimentazione forzata. In caso di grave scompenso  la nutrizione parenteraleè un’ottima risorsa, mentre deve essere bandita la nutrizione enterale (sondino naso-ga­strico).

• Intervento endocrinologico sull’amenorrea.

4. Il ricovero

Qualora ci si trovi ad affrontare una di queste tre condizioni:

• grave scompenso biologico;

• scompenso psicopatologico;

• scompenso delle relazioni familiari;

> è indispensabile attuare il ricovero in un ambiente ospedaliero che abbia competenza ed esperienza nella gestione della patologia alimentare in ricovero.

>  la proposta di ricovero va inserita all’interno di un programma diagnostico-terapeutico in cui il ricovero ha l’obbiettivo di agire sull’emergenza e sulla condizione di crisi;

Tratto da; Montecchi F. Il cibo mondo  persecutore minaccioso-i disturbi del comportamento alimentare nell’infanzia e l’adolescenza-per comprendere,valutare,curare Franco Angeli editore Milano 2009